Studio Legale Leteo


Avv. Pasquale Leteo - Dott. Marco Leteo
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amministrazioni di sostegno

procedure esecutive

L’istituto dell’Amministrazione di sostegno è stato introdotto dalla Legge 9 gennaio 2004 n. 6, la quale ha inserito nell’ambito del Codice Civile gli artt. 404 e seguenti, sotto la rubrica “Delle misure di protezione delle persone prive in tutto od in parte di autonomia”, per poi nel successivo Capo I°, prevedere la figura dell’Amministratore di Sostegno.

Già dalla semplice lettura della norma, si ricava che l’Amministratore di Sostegno colui che, nominato dal Giudice Tutelare del luogo di residenza del Beneficiario, assiste quelle persone che per effetto di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica si trovino nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.

L’attività dell’Amministratore di sostegno è rivolta agli anziani, ai disabili e a tutti coloro che non possano o non siano in grado di provvedere ai propri interessi e per i quali è necessario che il Giudice Tutelare nomini una persona che abbia cura della loro persona e del loro patrimonio.

 

Per richiedere l’Amministrazione di sostegno si deve presentare un ricorso al Giudice Tutelare presso il Tribunale di residenza della persona da assistere, ricorso che può essere proposto dallo stesso Beneficiario, dal coniuge, dai figli e da altri parenti e, in mancanza, anche dal Pubblico Ministero e dai Responsabili dei Servizi Sanitari e/o Sociali presso i quali il soggetto è in cura o dai quali è assistito.

 

Per la presentazione del ricorso non è necessaria l’assistenza di un avvocato, sebbene sia consigliabile per le allegazioni al ricorso, gli adempimenti da svolgere, le notifiche e l’udienza a cui partecipare.

 

L’amministratore di sostegno viene nominato con un decreto del Giudice Tutelare, che contiene le indicazioni a cui l’Amministratore di Sostegno deve conformarsi, e presta giuramento.

 

La scelta dell'Amministratore di Sostegno avviene, se possibile, nell’ambito dei suoi familiari, con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi del Beneficiario, non potendo ricoprire tali funzioni gli operatori dei servizi pubblici o privati che hanno in cura o in assistenza il Beneficiario.

 

L’Ufficio è gratuito, ma il Giudice Tutelare in considerazione dell’entità del patrimonio amministrato e delle difficoltà dell’Amministrazione, può riconoscere un'indennità all’Amministratore di Sostegno.

 

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GIURISPRUDENZA E DOTTRINA IN MATERIA

 

Il Giudice, quando ritiene eccessiva ed inadeguata la richiesta di interdizione, applica l'amministrazione di sostegno, rappresentando tale nomina la misura di protezione più idonea perchè consente, diversamente dall'interdizione, di prevedere l'attribuzione di poteri specifici in capo all'amministratore, in funzione delle accertate esigenze del beneficiario, con riferimento alle sue condizioni personali e patrimoniali, attribuzione che nel tempo può essere sempre modificata, in relazione al mutamento delle suddette esigenze. Tribunale di Mantova, 06.08.2015, sentenza n. 777.

 

In caso di persona priva, in tutto o in parte, di autonomia, il giudice, ai sensi dell'art. 404 cod. civ., è tenuto, in ogni caso, a nominare un amministratore di sostegno poiché la discrezionalità attribuita dalla norma ha ad oggetto solo la scelta della misura più idonea (amministrazione di sostegno, inabilitazione, interdizione), e non anche la possibilità di non adottare alcuna misura, che comporterebbe la privazione, per il soggetto incapace, di ogni forma di protezione dei suoi interessi, ivi compresa quella meno invasiva. Cassazione civile, sez. VI, 18/06/2014, n. 13929.

 

La figura dell'amministratore di sostegno mira ad offrire uno strumento d'assistenza alla persona carente di autonomia a causa della condizione d'infermità o incapacità in cui versa che, calibrato dal giudice tutelare rispetto al grado d'intensità di tale situazione, consente di escludere gli interventi più invasivi degli istituti tradizionali posti a tutela degli incapaci, quali l'interdizione e l'inabilitazione. L'intervento giudiziario, in coerenza con questa finalità, non può che essere contestuale al manifestarsi dell'esigenza di protezione del soggetto, dunque della situazione d'incapacità o infermità da cui quell'esigenza origina, che, secondo il contesto normativo di riferimento, rappresenta presupposto dello stesso istituto e non già dei suoi soli effetti (nella specie, la Corte ha respinto la richiesta di una donna di nominare preventivamente l'amministratore di sostegno da lei indicato in una scrittura privata autentica e destinato a fungere da garante per il rispetto del testamento biologico da lei predisposto). Cassazione civile, sez. I, 20/12/2012, n. 23707.

 

Poiché il presupposto per l'operatività dell'istituto dell'amministrazione di sostegno è il manifestarsi della condizione di infermità o incapacità della persona, e quindi il contemporaneo insorgere dell'esigenza di protezione, non può procedersi alla nomina di un amministratore di sostegno per una persona attualmente capace e non affetta da alcuna patologia - da questa designato con scrittura privata autenticata - allo scopo di sostituirla qualora, intervenendo un futuro stato di incapacità, sia chiamata a decidere circa le cure mediche alle quali essere o non sottoposta. Cassazione civile, sez. I, 20/12/2012, n. 23707

In materia di amministrazione di sostegno la persona che, ex art. 404 c.c., si trova nella impossibilità anche parziale o temporanea di provvedere ai propri interessi, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, può essere assistita da una amministratore di sostegno nominato dal giudice tutelare del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio. A tal fine il giudice è tenuto a valutare l'incidenza dell'infermità sulla capacità del soggetto di gestire i propri interessi. Cassazione civile, sez. VI, 04/02/2014, n. 2364.

 

Nella procedura per la istituzione di un'amministrazione di sostegno, che consiste in un procedimento unilaterale, non esistono parti necessarie al di fuori del beneficiario dell'amministrazione; non è, pertanto, configurabile una ipotesi di litisconsorzio necessario tra i soggetti partecipanti al giudizio innanzi al tribunale, anche perché l'art. 713 cod. proc. civ., cui rinvia l'art. 720 bis dello stesso codice, espressamente limita la partecipazione necessaria al procedimento al ricorrente, al beneficiario e alle altre persone, tra quelle indicate in ricorso le cui informazioni il giudice ritenga utili ai fini dei provvedimenti da adottare. Cassazione civile, sez. I, 05/06/2013, n. 14190.

 

Il procedimento per la nomina dell'amministratore di sostegno, il quale si distingue, per natura, struttura e funzione, dalle procedure di interdizione e di inabilitazione, non richiede il ministero del difensore nelle ipotesi, da ritenere corrispondenti al modello legale tipico, in cui l'emanando provvedimento debba limitarsi ad individuare specificamente i singoli atti, o categorie di atti, in relazione ai quali si richiede l'intervento dell'amministratore; necessita, per contro, detta difesa tecnica ogni qualvolta il decreto che il giudice ritenga di emettere, sia o non corrispondente alla richiesta dell'interessato, incida sui diritti fondamentali della persona, attraverso la previsione di effetti, limitazioni o decadenze analoghi a quelli previsti da disposizioni di legge per l'interdetto o l'inabilitato, per ciò stesso incontrando il limite del rispetto dei principi costituzionali in materia di diritto di difesa e del contraddittorio. Cassazione civile, sez. I, 20/03/2013, n. 6861.

 

In tema di amministrazione di sostegno, deve essere scelto come amministratore di sostegno il soggetto che assicuri al massimo la cura degli interessi del beneficiario: a norma dell'art. 408, ultimo comma, c.c., pertanto, il giudice tutelare può anche nominare un soggetto diverso dai familiari dell'amministrato, ove sussistano gravi motivi. Cassazione civile, sez. I, 20/03/2013, n. 6861

Ritenuto che l'interessato ad una amministrazione di sostegno, allorché designa, "de futuro", con scrittura privata autenticata o con atto pubblico un amministratore di sostegno in previsione della propria futura incapacità, malattia, disabilità, vulnerabilità, compie un atto che resta circoscritto nell'ambito di una iniziativa privata, i cui effetti si dispiegano solo in ambito privatistico, dal momento che la designazione non postula alcun intervento del giudice l'a.d.s., può essere aperta solo nel momento in cui il temuto stato di incapacità, di anormalità, di malattia, di disabilità, di vulnerabilità si sarà verificato e nell'alveo del procedimento giurisdizionale conseguentemente attivato, attraverso l'intervento e la nomina del giudice tutelare. Cassazione civile, sez. I, 20/12/2012, n. 23707

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